Creare video per social: le 5 cose che ogni contenuto deve avere

Vuoi comunicare meglio con il content marketing? In questa guida ti spieghiamo i 5 elementi fondamentali per realizzare un video efficace, che puoi mettere in pratica sin da subito.

Ogni volta che si realizza un video per la comunicazione dobbiamo tenere conto di alcuni aspetti fondamentali. Questo articolo vuole essere una sorta di check-list in cinque punti per capire se siamo sulla strada giusta.

Noi ci occupiamo di video in motion graphics, ma i punti qui espressi sono applicabili anche ai video tradizionali. Questo contenuto potrà essere utile soprattutto a chi li realizza amatorialmente (e forse non ha mai ragionato su questi concetti).



Un obiettivo

Quando si progetta, il primo elemento da tenere in considerazione è il nostro obiettivo. Perché stiamo facendo un video? Potrebbe essere una domanda banale, ma ci sono casi in cui a questa domanda non è stata data una risposta. Ogni contenuto dovrebbe essere pensato per assolvere ad una singola funzione all’interno di una strategia più ampia, e ciò è valido anche per i contenuti audiovisivi.

Spesso il problema non è l’assenza di obiettivi, ma il volerne inseguire troppi. Capita quindi che un video voglia al contempo fare leva su più aspetti e ottenga degli effetti indesiderati: potrebbe confondere lo spettatore oppure non trattare con la profondità adeguata ogni argomento.

Al lato opposto di questo approccio c’è il voler insistere ossessivamente su un unico punto trascurando tutti gli altri: di solito l’obiettivo prediletto è la vendita. Tuttavia è importante progettare e pubblicare dei contenuti che soddisfino gli utenti anche negli stadi preliminari all’acquisto. Degli esempi di altri obiettivi possono essere la brand awareness, informare, aiutare, emozionare, intrattenere, aumentare la condivisione dei contenuti, creare una community ecc.

Gli obiettivi di un contenuto

Insomma: se da una parte non dobbiamo comunicare tutto assieme, dall’altra non bisogna nemmeno tartassare i nostri utenti dicendogli a ripetizione di acquistare il nostro prodotto. Non solo si stuferanno (a ragione), ma smetteranno di prenderci in considerazione perché non gli siamo stati utili.

Nell’ottica che proponiamo ogni video è creato per un solo obiettivo. È un tassello che, combinato ad altri contenuti (post, articoli, immagini, altri video), si inserisce in un punto preciso di una strategia di comunicazione più grande.

Inoltre, avere ben chiaro l’obiettivo ci permette anche di cucire la comunicazione del nostro video su misura per il tipo di spettatore con cui vogliamo parlare. Con questo aspetto ci agganciamo al prossimo punto…

Un target

La scrittura del contenuto non è influenzata solo dall’obiettivo, ma anche dal tipo di pubblico con cui stiamo parlando. Come tutti sapranno, ogni prodotto o servizio ha il suo target, ma non è invece molto noto che il pubblico potenzialmente interessato è diviso a sua volta in più categorie di persone, fatto da prendere in considerazione.

Si può segmentare il pubblico in base alla propria offerta, oppure a seconda di quanto ci conosce (pubblico freddo, tiepido e caldo), o in base alla fase di acquisto in cui si trovano i nostri clienti. A seconda dell’obiettivo si utilizzeranno parametri diversi per individuare il target. Fare delle distinzioni è importante per scegliere l’approccio corretto: parleremo in maniera diversa a chi non conosce la nostra realtà rispetto a chi ne è già avvezzo (es. non useremo termini tecnici nel primo caso e parleremo in modo più approfondito nel secondo).

Il funnel

Usare il linguaggio giusto per il target di riferimento è fondamentale per alzare le probabilità che il messaggio ascoltato. Con “linguaggio” non si intende solo quello verbale, ma anche quello visivo: anche solo attraverso le immagini possiamo comunicare molte informazioni e riferirci a uno specifico pubblico (un classico esempio per capire questo concetto è Apple, che utilizza un’estetica più vivace e colorata per i suoi prodotti “low-budget”, mentre predilige colori neutri per i prodotti top).

Infine è importante sottolineare che anche i canali di comunicazione hanno il loro target e, di conseguenza, un modo di comunicare più opportuno. Alcuni segmenti si trovino più su certe piattaforme rispetto ad altre e si aspettino da noi dei contenuti in linea al registro comunicativo di quell’ambiente. Un esempio concreto è la contrapposizione tra Instagram e TikTok: anche se su entrambi troviamo format simili (i famigerati video brevi verticali), avrete notato che Instagram è più incentrato sull’estetica - anche a causa del suo passato dove poneva al centro la fotografia - mentre TikTok predilige un sapore più schietto e amatoriale.

Ragionare sul target ci permette quindi di impostare il nostro video (ma anche gli altri contenuti) perché possa essere il più efficace possibile. Insieme all’obiettivo, i due aspetti combinati formano la base su cui strutturare il messaggio che dovranno comunicare i nostri contenuti. Ma per farlo dobbiamo anche farci sentire…

Audio di buona qualità

Mi spingo a dire che il comparto sonoro è più importante del video. Può sembrare un’affermazione forte ma non lo è. I nostri cinque sensi non sono dei compartimenti stagni, e il più delle volte lavorano parallelamente per comprendere la realtà. Perciò inconsciamente “guardiamo” anche attraverso l’udito, fondamentale per capire quello che ci sta attorno. L’audio è dunque molto importante perché in esso sono racchiuse tantissime informazioni che ci aiutano a capire cosa sta accadendo in scena.

Diventa ancora più rilevante quando ci sono una o più persone che parlano: non c’è nulla di più fastidioso del doversi concentrare per capire quello che la gente dice. Per uno spettatore è più accettabile guardare un video con delle immagini amatoriali ma con un audio chiaro rispetto a un filmato di qualità cinematografica ma con un audio scadente.

Certo, se realizziamo dei contenuti molto interessanti i nostri fan più accaniti saranno anche disposti a passare sopra a un audio poco curato; il problema sta nel nostro pubblico meno interessato o che ancora non ci conosce: una scarsa qualità audio può costarci l’attenzione dello spettatore, che non ci perdonerà e passerà subito al prossimo video. Dopotutto di contenuti ce ne sono tanti, perché impegnarsi ad ascoltare proprio noi che gli rendiamo la vita più difficile?

È proprio questo aspetto che spesso “smaschera” una produzione amatoriale, la scarsa attenzione per il comparto sonoro e l’inutilizzo di microfoni e strumenti che aiutino a catturare un audio pulito. Quindi compratevi questi strumenti e verificate che l’audio si senta bene prima di fare le riprese!

Audio bello

I tuoi utenti quando l'audio è di alta qualità

Il formato corretto

In questo caso con formato si intendono le proporzioni tra larghezza e altezza del fotogramma (viene chiamato anche rapporto o aspect-ratio). Sebbene ci siano degli standard molto diffusi (come il 16:9), ogni canale ha il suo rapporto più appropriato.

Di video sui social ne pubblichiamo già da parecchio tempo, tuttavia ci sono ancora persone che sbagliano, postando contenuti che mal si adattano alla piattaforma. L’esempio più eclatante sono i video orizzontali su Instagram, che vengono rimpiccioliti dalla piattaforma e costretti nel centro dello schermo con delle gigantesche bande nere sopra e sotto.

Apparentemente sembra una cosa di poco conto, in realtà ammazza l’engagement (oltre a essere esteticamente terrificante). Pensateci: state scrollando i reels di Instagram, che occupano tutto lo schermo. A un certo punto trovate un video minuscolo in orizzontale al centro, con più della metà della superficie del display vuota, perché dovreste fermarvi e prestarci attenzione? È così piccolo che dovreste sforzarvi per capire cosa state guardando e appare visivamente molto diverso dagli altri contenuti visti fino a quel momento (potrebbe anche essere scambiato per un’inserzione pubblicitaria), inutile dire che passereste subito oltre.

I differenti formati

Qual è la soluzione? Tenere conto a priori, sin dalle prime fasi di progettazione, dei canali su cui verrà fruito il nostro contenuto e di come apparirà ai nostri utenti. Questo non vale solo per Instagram, ma per qualsiasi piattaforma o dispositivo su cui apparirà il video: bisogna documentarsi a priori delle buone pratiche e delle funzionalità di ogni piattaforma, soprattutto se non la conosciamo molto bene.

Ciò significa che quando progetteremo le inquadrature dovremo trovare dei compromessi per fare in modo che il contenuto appaia correttamente su ogni piattaforma su cui lo pubblicheremo.

Un’identità

Se comunichiamo online, un ultimo fattore da tenere in considerazione è la nostra brand identity. Ovvero, quando pubblichiamo un video i nostri follower riescono a riconoscerci subito?

La riconoscibilità può avvenire attraverso molteplici fattori, alcuni sono già presenti (come la nostra faccia se parliamo direttamente al nostro pubblico), alcuni sono ottenibili semplicemente attraverso alcune “buone pratiche” e altri consistono proprio nel progettare in maniera sistematica la comunicazione in modo da ottenere il risultato sperato.

Con “buone pratiche” intendo delle semplici azioni che possiamo attuare sin da subito. Un esempio potrebbe essere girare i video sempre nella stessa location, così da avere sempre lo stesso sfondo ed essere subito identificabili anche dal nostro follower più distratto, oppure mantenere sempre lo stile grafico nei sottotitoli che applichiamo.

Per lo stesso motivo un’altra buona pratica potrebbe essere quella di girare e montare i contenuti in blocco: in questo modo non solo saremo più efficienti, ma manterremo anche uno stile simile. Il mantenimento della coerenza visiva e sonora ci dona anche un taglio più professionale e meno amatoriale (girando nello stesso posto possiamo avere anche la stessa resa audio).

Il brand book

Se invece vogliamo passare al livello successivo la soluzione è progettare delle linee guida che, se rispettate, ci permetteranno di avere una forte identità in ogni contenuto. Questo processo prende in considerazione molti fattori: la scrittura del video, l’illuminazione della scena e lo stile di ripresa, il montaggio, la musica, l’audio, la grafica, la creazione di template che possono essere riutilizzati.

Progettare una comunicazione video significa fare in modo che la brand identity si adatti e traspaia da ogni contenuto, pensando anche come questi sono in relazione tra loro (per esempio in una griglia di Instagram, dove le anteprime devono presentarsi bene affiancate l’un l’altra).

Inutile dire che si tratta di un lungo lavoro che interessa molte fasi di produzione, ma che ha il grande vantaggio di farci apparire subito riconoscibili, professionali e affidabili.

Conclusioni

In definitiva, realizzare un video che funzioni non è solo una questione di tecnica, ma di strategia e coerenza. Che si tratti di motion graphics o di un video “tradizionale”, tenere a mente questi cinque elementi – un obiettivo preciso, un target ben definito, un audio di buona qualità, un formato adatto e un’identità riconoscibile – significa costruire una comunicazione che non solo cattura l’attenzione, ma che lascia un segno.

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